Certo, non è pura lana, di quella che scalda, in questa stanza che un tempo forse era ufficio, forse era magazzino, adattata a rifugio per lui ed altri due magrebini, per quanto si possano identificare fattezze alla luce fioca di una candela ormai moccolo, l’unica luce che c’è in questo grande complesso diroccato in via Scalabrini.
Gli unici rumori, in questa notte, il vento che s’insinua in ogni angolo, un treno che va pieno di nessuno, una portiera accostata, un calpestìo di passi, il cigolìo di un lucchetto.
Uno dorme, raggomitolato in una trapunta, un altro ha la febbre alta, uno è un cassaintegrato che non ce la faceva più a pagare l’affitto: hanno trovato da qualche parte le brande, un tavolo, scaffali e perfino una poltroncina per il cane Sissi.
«Eh, magari e se poi riuscisse anche a far aggiustare le docce pubbliche…» Il sabato notte passa così, una pila in mano che doveva fare un po’ di luce e invece allunga solo le ombre di esseri umani invisibili nell’impensabile, carne e spirito di tutti i poveri del mondo, nelle città e nelle foreste, nelle favelas e nelle baraccopoli.
Fonte: www.laprovinciadicomo.it